Antimafia nel Salento: “contro le mafie grande contributo dello Stato e della cittadinanza attiva”

28 febbraio 2016

La missione a Lecce dei giorni scorsi della Commissione Parlamentare Antimafia, guidata dalla Presidente On. Bindi, ci lascia la consapevolezza che la criminalità organizzata ha ancora una sua forza e un suo radicamento nelle tre province ionico-salentine, mostrando una “capacità rigenerativa” notevole, nonostante i duri colpi subiti dall’azione di forze dell’ordine e magistratura che negli ultimi anni ne ha ripetutamente decapitato i nuclei più organizzati e solidi.

Le attività di indagine e di cognizione di tale fenomeno ci consegnano la fotografia di una rete diffusa di famiglie e di affiliati che tende a limitare il ricorso alla violenza, concentrando le proprie attenzioni sempre di più verso gli obiettivi di inserimento nell’economia legale e di costruzione di una sorta di “consenso sociale”.

Ovviamente, tali ambiziosi, e ancora più subdoli, obiettivi hanno bisogno di essere alimentati da consistenti disponibilità di risorse economiche: da qui la crescita significativa, da un anno all’altro, di attività criminali quali le rapine, il riciclaggio di denaro e la conferma dell’estensione del fenomeno estorsivo, accanto al traffico di droga che è assurto a principale business della criminalità organizzata salentina e su cui si costruiscono alleanze non solo tra famiglie riconducibili alla SCU ma anche tra queste ed altre mafie, a cominciare dalla ‘ndrangheta. Tutte attività che hanno come ritorno, se così possiamo definirlo, una forte dose di liquidità: strumento fondamentale per aggredire l’economia legale, specie nel settore commerciale.

I numeri scarsi di denuncia di casi di usura negli ultimi anni, invece, rischiano di produrre un errato convincimento circa l’indebolimento di questa fattispecie di attività criminale: in realtà, invece, il fenomeno è ben più vasto e viene dissimulato dalla scarsa disponibilità alla denuncia di chi (molti di più di quanti, pochissimi, denuncino) ricorre a tale spregevole pratica, che tende a alimentarsi pericolosamente anche a seguito delle perduranti difficoltà di accesso al credito, sia per le famiglie che per le imprese.

Così l’usura diviene una delle modalità con cui le organizzazioni mafiose, come ha ricordato la Presidente Bindi, “riescono a creare consenso tra la gente, a farsi amica della gente, con una SCU che diventa welfare, sostituendosi allo Stato”.

Il protagonismo dei cittadini è, peraltro, l’antidoto più efficace all’altro grande tema ribadito nei giorni scorsi e richiamato anche nella relazione del Procuratore Maruccia: la vera e propria “aggressione” da parte di ambienti criminali alle amministrazioni locali. Un fenomeno che si va estendendo e che vede la Puglia tra le regioni più colpite, come attestato dal lavoro della Commissione d’indagine sulle intimidazioni agli amministratori, e che trova terreno fertile nella debolezza delle classi dirigenti locali, nell’isolamento degli amministratori onesti e, per l’appunto, nell’indebolimento dei meccanismi di controllo democratico in capo all’opinione pubblica.

D’altro canto, sono ormai agli atti del lavoro investigativo e giudiziario i collegamenti in più realtà amministrative locali, richiamate esplicitamente nei giorni scorsi, tra ambienti mafiosi e criminali e candidati o amministratori eletti in vari comuni in un perverso intreccio tra consenso elettorale e opacità delle pubbliche amministrazioni nella gestione di appalti o servizi o dello stesso patrimonio immobiliare pubblico: un quadro preoccupante e non marginale di “reciproca disponibilità”, come l’ha definita il Procuratore Motta. Vicende e temi su cui la Commissione ha inteso soffermarsi assieme a ciò che accade da tempo attorno alla riserva naturale di Torre Guaceto, così come sulla gestione del ciclo dei rifiuti, oggetto di diverse vicende giudiziarie che hanno coinvolto amministrazioni locali, per ultimo il Comune di Brindisi.
Tema su cui abbiamo posto al Presidente Emiliano la necessità di una riorganizzazione dell’intera filiera, che superi la frammentazione attuale di governance che ha finito per delegare troppo ai singoli comuni, i quali, come dimostrato dagli eventi, spesso hanno mostrato di non possedere le competenze e i necessari anticorpi per gestire al meglio un così complesso servizio.

Nei giorni scorsi abbiamo, altresì, avuto modo di visitare a Mesagne e a Torchiarolo due beni confiscati a esponenti mafiosi e ora gestiti dai giovani di Libera: una bella e concreta testimonianza dello Stato che vince la sua battaglia alla criminalità organizzata. Proprio su questo tema il prossimo 7 marzo, nel ventennale dell’approvazione della legge 109 per l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie, vi sarà la giornata nazionale “BeneItalia. Beni confiscati restituiti alla collettività”, una giornata di riflessione e confronto sul tema, per raccontare i risultati raggiunti ma anche evidenziare i nodi e le contraddizioni da risolvere.

Accanto allo Stato che fa la sua parte nelle sue varie articolazioni istituzionali, nella lotta alle mafie un posto decisivo, infatti, continua a mantenerlo un forte e vitale tessuto associativo capace di mobilitare testimonianza civica e impegno sulla legalità.
Da questi buoni esempi, a cominciare dai giovani, deve venire la forza non solo per sconfiggere qualsiasi rischio di arretramento culturale, ma anzi per rafforzare la rete di cittadinanza attiva che nell’intero Salento ha accompagnato in questi anni con coraggio l’impegno delle forze dell’ordine, della magistratura e della stessa buona politica.

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